Tiroidite di Hashimoto e nutrizione

Tiroidite cronica di Hashimoto e nutrizione hanno una serie di interrelazioni. La tiroidite cronica di Hashimoto è una malattia autoimmune molto comune. La causa è prevalentemente genetica anche se fattori ambientali possono essere corresponsabili.

La tiroidite di Hashimoto determina una modificazione della funzione della tiroide. Più frequentemente si verifica la riduzione dell’attività tiroidea (ipotiroidismo).

Fra i fattori ambientali chiamati in causa rientrano un numero elevato di elementi assunti con la nutrizione. Diete con elevato introito di iodio, bassa quantità di selenio, ferro e vitamina D sono alla base del rapporto tra tiroidite di Hashimoto e nutrizione. Per altre sostanze contenute negli alimenti in bassissime quantità, come zinco e vitamina A, la letteratura medica non offre evidenza chiare.cibo2

Tiroidite cronica di Hashimoto e nutrizione : Lo Jodio

Questa sostanza è fondamentale per la secrezione degli ormoni tiroidei. Tutto lo jodio che entra nell’organismo attraverso gli alimenti, prevalentemente latte, latticini e pesce, viene avidamente captato dalla tiroide, permettendo la formazione di ormoni tiroidei.

La scarsa quantità di jodio nell’alimentazione è correlato a gozzo e ipotiroidismo. L’eccesso di contenuto jodico nella dieta è invece associato con un maggiore rischio di malattie autoimmuni della tiroide. Tiroidite cronica di Hashimoto e nutrizione hanno in questo caso una chiara relazione.

Tiroidite cronica di Hashimoto e nutrizione: il selenio

E’ un oligominerale con funzioni antiinfiammatorie. Alcune proteine che incorporano il selenio sono fondamentali per la produzione di ormoni tiroidei. La tiroide è avida di selenio ed è l’organo che ne contiene la maggiore quantità.

Fonti del selenio

L’alimento che contiene la maggior quantità di selenio è rappresentato dalle noci brasiliane. Il contenuto in selenio è comunque molto variabile. Carne, pesce e cereali, soprattutto grano, sono buone fonti di selenio.

Una bassa quantità di selenio è stata associata con una maggiore incidenza di malattie tiroidee autoimmuni. Tiroidite di Hashimoto e malattia di Graves sembrano peggiorare in pazienti con bassi livello di selenio. D’altronde valori più alti di selenio nel sangue si accompagnano a minor presenza di tiroidite cronica di Hashimoto.

Allo stato attuale delle conoscenze non vi sono però indicazioni chiare all’uso terapeutico del selenio in corso di tiroidite cronica di Hashimoto; gli studi devono ancora essere convalidati.

La conoscenza dei rapporti tra  tiroidite cronica e nutrizione chiariscono però che l’uso del selenio ha sicuramente vantaggi terapeutici in corso di orbitopatia basedowiana.

Tiroidite cronica di Hashimoto e nutrizione: il ferro

La normale quantità di ferro nell’organismo è importantissima. Questo minerale determina il corretto funzionamento di molti processi metabolici, poichè entra nella composizione di molti enzimi. Il trasporto dell’ossigeno consente di nutrire regolarmente i tessuti.

Il ferro è determinante per il corretto funzionamento della tiroide.  Gli ormoni tiroidei vengono formati utilizzando lo jodio disponibile mediante un processo chiamato organificazione dello jodio. L’enzima TPO, necessario per tale processo, diventa attivo dopo il legame con il ferro. Soltanto il corretto rapporto tra ferro, jodio ed enzimi che regolano il metabolismo consente alla tiroide di produrre una regolare quantità di ormoni FT3 e FT4.

Il rapporto con la tiroidite cronica di Hashimoto è comunque complesso. In questa patologia vi è un ridotto assorbimento del ferro nel tratto gastrointestinale. Questo può inoltre dipendere da patologie associate alla tiroidite cronica di Hashimoto. E’ il caso della celiachia, anch’essa malattia autoimmune, in cui l’intestino non è più in grado di garantire un normale assorbimento del ferro.

Il risultato finale è una diminuzione della secrezione di ormoni tiroidei.

Tiroidite cronica di Hashimoto e nutrizione: la vitamina D

La vitamina D è fondamentale per il bilancio del calcio nell’organismo. Le forme molecolari maggiori di Vitamina D sono due: la vitamina D2 e la Vitamina D3. La prima entra nel corpo con l’alimentazione. Le principali fonti sono i latticini, il pesce, le verdure.

La seconda deriva dalla trasformazione della vitamina D2 nella pelle, sotto l’azione del sole. Vitamina D2 e Vitamina D3 come tali non hanno attività biologica. Vengono trasformate nelle sostanze attive dopo il passaggio attraverso il fegato e il rene. In quest’ultimo organo viene formata la Vitamina D attiva. E’ stato scoperto che un processo simile può verificarsi in molti altri organi, non correlati al metabolismo del calcio. Si ritiene pertanto che gli effetti della Vitamina D sul corpo siano molteplici.

Una serie di ricerche ha mostrato che la Vitamina D ha la capacità di stimolare la risposta antimicrobica dell’organismo. La tiroidite di Hashimoto riconosce come fattore causale, oltre alla predisposizione genetica, fatti infettivi che stimolano il sistema immunitario. Per tale via una ridotta quantità di Vitamina D può essere concausa dell’insorgenza di tiroidite cronica di Hashimoto.

Una serie di studi sull’uomo hanno rilevato livelli di Vitamina D plasmatica più bassi in soggetti affetti da tiroidite di Hashimoto. Soggetti con bassi livelli di Vitamina  D hanno valori di TSH più alti. Il TSH più alto si accompagna a una ridotta funzione della tiroide.

Altri studi tuttavia non hanno riprodotto gli stessi risultati. Il deficit di Vitamina D potrebbe essere invece un effetto della tiroidite cronica di Hashimoto e quindi essere il risultato e non la causa della malattia della tiroide.

La Vitamina D, come risulta da ampie casistiche, è carente un po’ in tutto il mondo. Il rapporto di causa-effetto tra questo deficit e la tiroidite cronica, per quanto suggestivo, non è ancora del tutto chiaro. E’ però sicuramente ragionevole valutare i livelli di Vitamina D e garantire che siano eventualmente normalizzati con la terapia.

 

 

 

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